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Published on agosto 2nd, 2017 | by admin

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QUANDO I BAMBINI SONO LE VITTIME DEI CONFLITTI

Sono i bambini le prime e più crudeli vittime dei conflitti, ieri come oggi, in ogni angolo del mondo in cui si combattono guerre più o meno esplicite, note e raccontate. Sono le immagini dei guliyeva-zakhra-elnur-gizi-nata-nel-2015-uccisa-nellattacco-armeno-del-5-luglio-2017bambini quelle che fanno più orrore.

Nella notte tra il 4 e il 5 luglio le forze armate dell’Armenia hanno attaccato ancora i civili azerbaigiani. Il villaggio di Alkhanli, nel distretto di Fizuli, situato nella parte meridionale del Karabakh, in Azerbaigian, è stato raggiunto da colpi di mortaio e lanciagranate pesanti che hanno provocato la morte di una bambina di due anni, e di sua nonna.  La bambina si chiamava Zakhra, era solo all’inizio della sua vita, e probabilmente non ha avuto neppure il tempo di accorgersi di quello che stava accadendo.

La notizia è stata diffusa dal Ministero della Difesa della Repubblica dell’Azerbaigian con queste parole: “Il 4 luglio alle ore 20,40 le forze fronte-di-guerraarmate dell’Armenia hanno colpito il villaggio di Alkhanli del distretto Fizuli usando mortai da 82 e 120 mm e lanciagranate pesanti. Come risultato di questa provocazione dell’Armenia, sono stati uccisi i residenti del villaggio Guliyeva Sakhiba Idris gizi (nata nel 1967) e Guliyeva Zakhra Elnur gizi (nata nel 2015). Guliyeva Servinaz Iltifat gizi (nata nel 1965), che ha subito ferite frammentate a causa delle bombe, è stata portata all’ospedale militare e operata”.

La popolazione dell’Azerbaigian non è nuova ad atrocità di questo tipo. Le fonti parlano di 193 bambini uccisi in tutto dalle forze armate dell’Armenia durante il conflitto del Nagorno Karabakh tra Armenia ed Azerbaigian in corso da oltre 25 anni. L’atto più atroce fu nella notte del 25 febbraio 1992, quando le forze di occupazione dell’Armenia provocarono un vero bagno di sangue tra la popolazione azerbaigiana della città di Khojaly. Si stima che le vittime furono in tutto 613, di cui 63 bambini. Proprio a loro quest’anno, nel corso del XXV anniversario delmilitari-azeri-sul-fronte-del-conflitto massacro di Khojaly, è stato dedicato uno spettacolo a Roma, che ha raccontato le vite possibili di dieci di questi bambini a cui è stato impedito di divenire adulti. Inoltre, 62 sono i bambini azerbaigiani dispersi nel corso della guerra, e 29 i bambini ancora in ostaggio dell’Armenia.

Nonostante il cessato il fuoco raggiunto nel 1994, l’esercito dell’Armenia ha proseguito negli atti di crimine contro i bambini azerbaigiani. Durante gli ultimi anni, 32 bambini azerbaigiani sono stati vittime degli atti terroristici dell’Armenia, 13 di loro sono rimasti uccisi e 19 gravemente feriti.

E proprio su questo la comunità internazionale dovrebbe essere chiamata a riflettere: a quanti bambini ancora si dovrà impedire di crescere? Oggi oscecome allora, l’Armenia usa la forza per intimidire i civili innocenti, con l’obiettivo di togliere loro la volontà di resistere. Il massacro di Khojaly può essere paragonato a quello di Srebrenica che causò la morte di 7000 musulmani, ma se questo crimine è stato condannato il 26 febbraio 2007 dal tribunale internazionale dell’ONU a L’Aia, come sterminio di massa e come crimine contro l’umanità non è chiaro come sia possibile che, per il tragico eccidio di Khojaly (di cui sono caduti vittime anche donne e bambini contrariamente a quello di Srebrenica che ha coinvolto solo uomini e giovani in prigione), nessuno sia stato finora portato in giudizio davanti al tribunale internazionale.

Definito spesso un conflitto congelato, quello del Nagorno-Karabakh appare un conflitto irrisolto soprattutto dalla comunità internazionale che nalbandian-mammadyarov-nagorno-karabakh-annunciato-incontro-a-bruxelles-fra-ministri-esteri-di-armenia-e-azerbaigiansembra incapace di porre fine alle ostilità. Nonostante nel 1993 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite abbia emanato quattro risoluzioni, nn. 822 (1993), 853 (1993), 874 (1993) e 884 (1993) per intimare il ritiro delle truppe di occupazione dell’Armenia queste non hanno prodotto i risultati sperati e il Nagorno-Karabakh e gli altri sette distretti azerbaigiani che rappresentato il 20% del territorio reconosciuto internazionalmente dell’Azerbaigian sono tuttora occupati.

Questo conflitto appare irrisolvibile e per questo viene dimenticato e, solo quando a raggiungerci è la notizia della morte di un bambino innocente ci ricordiamo del persistere della principale fonte di instabilità nel Caucaso meridionale. L’uccisione di Zakhra il 4 luglio, come lo sterminio della mortai-sul-fronte-del-conflittopopolazione di Khojali, rappresenta una grave violazione del diritto umanitario e un crimine contro l’umanità.

Questa è la guerra e questo è quello che produce. Il prezzo più alto da pagare è quello che si stima in vite umane. La guerra di pochi ha ripercussioni su molti che vengono ingiustamente strappati alla vita per colpa di un conflitto di interessi che non li riguarda.

Ciò che inorridisce è che sempre più spesso sono i bambini a essere bersaglio dei conflitti armati; si calcola che quasi la metà delle persone uccise in guerra durante gli anni ’90 siano bambini. E allora, tutto quello che ci resta è la loro memoria fotografica ferma all’immagine di quei bambini che mai conosceranno il loro futuro e i sogni che avrebbero potuto realizzare.

Il conflitto del Nagorno Karabakh necessita di essere quanto prima risolto e in questo senso ci si augura che, l’Italia, che il prossimo anno mappa-results-of-armenian-agressionassumerà la presidenza dell’OCSE,  potrà svolgere un’importante funzione per assistere a una soluzione rapida di questo conflitto in considerazione anche dei proficui rapporti che intrattiene sia con l’Azerbaigian che con l’Armenia ponendo le basi per la risoluzione di un conflitto, quello tra il principio dell’integrità territoriale richiesto dall’Azerbaigian e il principio dell’autodeterminazione dei popoli rivendicato dall’Armenia. Trovare una soluzione che contenga la combinazione di questi due principi sarà la via di uscita più fattibile e migliore, considerando tutti gli aspetti storici, politici e legali, in particolare le rispettive risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, così come l’Atto Finale di Helsinki, che invoca agli stati partecipanti di rispettare il attacco-armenodiritto all’autodeterminazione dei popoli, operando in ogni momento in conformità alle norme pertinenti del diritto internazionale, comprese quelle relative all’integrità territoriale degli stati.

Per quanto detto si evince come, lo status autonomo del Nagorno-Karabakh, sotto forma di repubblica autonoma all’interno della Repubblica dell’Azerbaigian, assicurando coesistenza pacifica e sicura delle comunità armena e azerbaigiana, è la formula migliore per risolvere pacificamente il conflitto. Credo che la presidenza italiana all’OSCE, possa dare il suo contributo positivo considerando anche i modelli di autonomia del nostro paese,guliyeva-zakhra-elnur-gizi-nata-nel-2015 in particolare quello del Trentino Alto Adige. Solo così si potrà assicurare il futuro ai bambini delle aree del conflitto, quegli stessi adulti di domani che siamo chiamati a difendere nel corpo, e nella mente. Perché lasciandogli oggi il diritto a giocare e crescere sereni, siamo certi che domani saranno, in prima fila, a difendere la pace nel mondo.

Giorgia Pilar Giorgi

giorgia-pilar-giorgi-photo(About the author: Political Analyst and Researcher Energy Security and Unresolved Conflicts in the South Caucasus)

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