Cultura

Published on Novembre 20th, 2019 | by Redazione Italia

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La tutela dell’ambiente nelle opere di Sabina Shikhlinskaya

Martedì 19 Novembre, si è tenuta a Baku la presentazione “The Oil Epic”, un evento al contempo artistico e istituzionale, presentato da una delle più importanti artiste azerbaigiane contemporanee, Sabina Shikhlinskaya

Landmark Hotel di Baku

La portata innovativa di questo progetto sta nelle opere presentate, che non rimarranno fini a se stesse, ma entreranno a far parte di un disegno di dimensione nazionale, andandosi ad aggiungere alla tradizione filatelica, attraverso una produzione di francobolli.

Un’opportunità, questa, per far circolare anche in piccola dimensione questi disegni, che raccontano una lunga storia e portano in loro un significato ben preciso.

L’inaugurazione è avvenuta nella cornice del Landmark Hotel, nella cui hall le stesse opere sono esposte e visibili.

Quello della Shikhlinskaya non è altro che un vero e proprio tributo all’epica delle vicende dell’era “dell’oro nero”, attraverso una quadripartizione di pannelli monumentali con i quali si racconta l’avvento del boom petrolifero, dalla fine del XIX secolo fino ai giorni nostri. Vicende al contempo gloriose o dolorose, di sviluppo economico-industriale e incidenti ambientali. Episodi raccontati attraverso quattro momenti e quattro pannelli. Avvenimenti passati e presenti, su cui incombe il rischio ambientale.

“The Oil Epic” di Sabina Shikhlinskaya al Landmark Hotel di Baku

Come già accennato, le opere esposte dall’artista non hanno solo un semplice scopo narrativo, ma verranno trasformate in francobolli, che saranno emessi a livello nazionale.

L’opera della Shikhlinskaya raggiunge così un duplice scopo: di testimonianza, ma anche documentale e giornalistico, un “reportage” che potrà viaggiare lungo il paese e anche all’esterno, un piccolo francobollo narratore di vicende e controversie, portatore di una storia nazionale e denuncia ambientale che ci riguarda tutti da vicino, oggi più che mai.

L’inizio di The Oil Epic, il primo pannello, ci racconta proprio di un incidente ambientale, e fa da ammonimento per tutti gli esseri viventi, marini e non.

Sabina Shikhlinskaya

La particolarità di questa serie, come in questo dipinto, è la presenza di tracce di vero e proprio petrolio sulla tela. Si tratta di un dettaglio importante: è sia soggetto — centro dell’attenzione — che materiale utilizzato, a tutti gli effetti.

La seconda sezione ci racconta la storia dell’estrazione petrolifera, dall’ultima parte del XIX secolo, fino al collasso del regime sovietico. In questo caso l’attenzione si sposta sui lavoratori stessi, sull’eroismo dei personaggi rappresentati come semi-divinità olimpiche, a similitudine di provocazione, forse, del superuomo sfidante la natura.

La sezione successiva si sposta nella contemporaneità ma sempre nella fase dell’estrazione: una fase narrativa che prende il via dalla seconda fase dell’avvenimento dell’Oil Boom fino ai giorni nostri. Nuove tecnologie, nuovi mezzi di estrazione e raffinazione, ma il problema persiste negli anni. Il rischio per l’ambiente e a livello umano è alto, nel XIX secolo così come ora.

Riflettendoci, i mezzi sono cambiati, ma i problemi sembrano persistere.

Quarto e ultimo pannello: una speranza sembra perdurare, quella lasciataci dall’artista, dove le tele si dipingono di toni rosei e sfumature blu. Una riflessione personale che possa forse sfiorarci tutti quanti. Un miraggio di aspettativa, un desiderio ottimistico di migliorare e migliorarsi, di raffinarsi nel campo petrolifero e sviluppare in futuro nuove tecnologie in grado di sostituire la produzione di petrolio e di cambiare direzione verso una preservazione del patrimonio paesaggistico e naturale.

Insomma, un messaggio di speranza che prenderà il volo attraverso parole e lettere scritte dai cittadini, accompagnate dai francobolli. Il messaggio della Shikhlinskaya è destinato, in un modo o nell’altro, a diffondersi a lungo raggio, nell’attesa di sensibilizzare e creare una discussione sulla battaglia dell’oro nero. Un circolo virtuoso tra istituzioni e società civile, tra nation branding ed eccellenze azerbaigiane, un luogo ancora in parte da scoprire, ricco di petrolio ma non solo. Un paese all’avanguardia e sensibile, come dimostra anche questo progetto, di denuncia e tutela del patrimonio naturale.

Giulia Clamer

Università Ca’ Foscari Venezia, Baku Office

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