Nagorno-Karabakh

Published on Maggio 23rd, 2020 | by Redazione Italia

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Commemorazioni delle tragiche invasioni di Shusha e Lachin

Il mese di maggio, per la popolazione azerbaigiana, è un periodo caratterizzato da lutto, sofferenza e fantasmi del passato. Un periodo purtroppo segnato dal triste ricordo dell’infamia, della spietatezza e del sangue versato degli innocenti.

Vi sono due dolorose ricorrenze in questo mese, entrambe accadute durante il conflitto per la regione del Nagorno-Karabakh, e il 2020 segna il 28° anniversario dell’illegale occupazione dei territori internazionalmente riconosciuti come parte della Repubblica dell’Azerbaigian: l’8 maggio del 1992,Shusha, uno dei principali centri culturali azerbaigiani, venne invasa dalle truppe dell’Armenia e nello scontro furono uccisi 195 innocenti azerbaigiani, 165 persone rimasero ferite e 58 persone furono catturate e prese in ostaggio. Inoltre, sono stati saccheggiati, bruciati e distrutti 876 insediamenti, circa 7000 imprese industriali, agricole e di altro tipo, e oltre 153000 unità abitative (per una superficie totale di oltre nove milioni di metri quadrati). Come se non bastasse, vennero distrutte dagli aggressori armeni ben 4366 strutture sociali e culturali, 616 scuole secondarie, 242 scuole materne, 397 ospedali, una decina di cliniche, 76 farmacie, e 10 moschee.

Solamente pochi giorni dopo, il 18 maggio, le forze armate dell’Armenia danno il via a un secondo massacro, questa volta nel distretto di Lachin, che non faceva parte dell’ex Oblast autonomo del Nagorno-Karabakh dell’Azerbaigian, 237 persone furono uccise e 67 persone risultano tuttora scomparse. Gli abitanti della regione sono stati sottoposti a pulizia etnica e attualmente 77700 residenti di Lachin vivono come sfollati interni (IDP) in diverse regioni dell’Azerbaigian.

Shusha era una città caratterizzata per la sua bellezza naturale ed era considerata un prezioso monumento dell’architettura nazionale azerbaigiana medievale, oltre che riconosciuta come il centro dell’identità musicale azera, infatti tra i maestri del mugham della città ricordiamo Gasim bey Zakir, Khurshidbanu Natavan, Mir Mohsun Navvab, Najaf bey Vezirov, Abdurrahim bey Hagverdiyev, Yusif Vazir Chemenzeminli, Firidun bey Kocharli, Ahmad bey Agaoglu.

Nel 1977, su iniziativa di Heydar Aliyev, fu approvato un decreto “Sulla dichiarazione della parte storica della città di Shusha come riserva storica e architettonica” e, da quel momento, la dedizione di Shusha verso la cultura divenne molto nota: furono creati musei delle grandi figure della cultura e delle arti azerbaigiane Uzeyir bey Hajibeyli, Khurshidbanu Natavan e Bul-Bul, e un mausoleo in onore di un’eccezionale poeta azerbaigiano di nome Molla Panah Vagif.

Riguardo Shusha, durante la commemorazione del tragico evento, l’8 maggio 2020, il Ministro degli Affari Esteri dell’Azeribaigian Elmar Mammadyarov ha dichiarato che:

«Lo stato aggressore Armenia, in seguito alla pulizia etnica condotta nel corso dell’occupazione di Shusha, in contraddizione con i dettami del diritto internazionale umanitario, ha distrutto il patrimonio storico e culturale dell’Azerbaigian e ha gradualmente cambiato l’immagine culturale della città. La moschea di Yukhary Govheraga, costruita per ordine di Govharaga, figlia del sovrano del Karabakh, Ibrahim Khan, è stata “restaurata” dagli armeni ma presentata come persiana. Chiara dimostrazione delle intenzioni degli occupanti di mettere in ombra il fatto che Shusha è una città di rilievo dell’Azerbaigian. Tuttavia la parte armena deve capire che tutti questi tentativi non hanno futuro e che l’occupazione è temporanea. Il Nagorno-Karabakh è una parte riconosciuta a livello internazionale dell’Azerbaigian; questa regione è sempre stata e rimarrà una parte inalienabile dell’Azerbaigian. Secondo la posizione di tutte le organizzazioni e gli stati internazionali del mondo, in particolare le risoluzioni adottate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, il Nagorno-Karabakh è riconosciuto come parte integrante dell’Azerbaigian ed è richiesto il ritiro immediato, completo e incondizionato delle forze di occupazione da tutti i territori dell’Azerbaigian. L’Azerbaigian non considera alcuna soluzione politica al conflitto oltre questo quadro e parteciperà al processo di risoluzione sulla base di questa comprensione.

Se i negoziati non riusciranno a portare alla fine l’occupazione dei territori dell’Azerbaigian da parte dell’Armenia, l’Azerbaigian mantiene i suoi diritti ai sensi della Carta delle Nazioni Unite per garantire il ripristino della sua sovranità e integrità territoriale all’interno dei confini internazionalmente riconosciuti».

Mentre, riguardo Lachin, l’Ufficio Stampa del Ministero degli Esteri della Repubblica dell’Azerbaigian, tramite il portale ufficiale Azertag.az, ha commentato così la ricorrenza: 

«L’occupazione di Lachin, come continuazione della politica di aggressione della Repubblica dell’Armenia contro la Repubblica dell’Azerbaigian, [oltre alle vittime] ha inoltre causato gravi danni alla proprietà statale e privata del distretto. Sono stati distrutti 217 edifici culturali, 101 educativi, 142 sanitari, 462 imprese commerciali e 30 vie di comunicazioni e varie altre strutture produttive. Molti monumenti storici di importanza nazionale e mondiale sono stati oggetto di atti di vandalismo da parte dell’Armenia. Tra questi sono stati distrutti il ​​chiostro albanese di Aghoghlan del VI secolo e la tomba di Malik Ajdar del XIV secolo, la moschea nel villaggio di Garygyshlag e l’antico cimitero nel villaggio di Zabukh; il Museo di Storia di Lachin e la sua collezione unica di antichi manufatti in oro, argento e bronzo sono stati saccheggiati. Come negli altri territori occupati dell’Azerbaigian, il paese aggressore Armenia continua le sue attività illegali nel distretto di Lachin, violando gravemente il diritto internazionale umanitario, nonché i suoi impegni ai sensi delle Convenzioni di Ginevra. I nomi geografici della regione vengono cambiati, vengono sfruttate le risorse naturali, vengono effettuati cambiamenti infrastrutturali illegali e viene implementata una politica di reinsediamento deliberata con l’obiettivo di alterare la situazione demografica della regione. Com’è noto, è stata adottata una decisione a favore dei cittadini azerbaigiani che sono stati forzatamente sfollati dall’occupato distretto di Lachin dell’Azerbaigian, il 16 giugno 2015, ovvero il caso “Chiragov e altri contro Armenia” presso la Corte europea dei diritti umani, la quale ha identificato le violazioni da parte dell’Armenia dei loro diritti ai sensi della Convenzione per la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali, in particolare quelli relativi alla protezione della proprietà, il diritto al rispetto della vita privata e familiare. Ignorando le risoluzioni 822, 853, 874 e 884 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite adottate nel 1993, che riaffermano la sovranità e l’integrità territoriale dell’Azerbaigian e del Nagorno-Karabakh come parte dell’Azerbaigian e chiedono il ritiro immediato e incondizionato delle forze occupanti da tutti i territori occupati dell’Azerbaigian, oltre a numerose decisioni e risoluzioni di altre organizzazioni internazionali, l’Armenia sotto la copertura di una soluzione pacifica del conflitto, cerca di rafforzare il pericoloso regime di status quo basato sull’occupazione del Nagorno-Karabakh e dei distretti adiacenti dell’Azerbaigian e persegue la politica di annessione dei territori occupati dell’Azerbaigian. 

Tuttavia, è una verità immutabile che l’integrità territoriale e la sovranità dell’Azerbaigian all’interno dei suoi confini internazionalmente riconosciuti, compresa la sua regione del Nagorno-Karabakh e altri distretti adiacenti, sono riconosciute, così come le conseguenze dell’occupazione dei territori azerbaigiani sono respinte inequivocabilmente dalla comunità internazionale. L’occupazione militare dei territori azerbaigiani non produrrà mai i risultati politici perseguiti dall’Armenia. L’integrità territoriale dell’Azerbaigian all’interno dei suoi confini internazionalmente riconosciuti non è stata e non può essere oggetto di negoziati. L’obiettivo dei negoziati sulla risoluzione del conflitto tra Armenia-Azerbaigian e Nagorno-Karabakh è quello di eliminare le conseguenze del conflitto, ponendo fine all’occupazione dei territori azerbaigiani e ripristinando i diritti umani fondamentali degli sfollati interni. Le norme e i principi del diritto internazionale sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite, dall’Atto finale di Helsinki e dalla Carta di Parigi costituiscono la base del processo di negoziazione per la risoluzione del conflitto. Il tentativo speculativo dell’Armenia di ritardare il processo di negoziazione, quindi la soluzione politica del conflitto mediante falsità e inganno, è inaccettabile e costituisce un grave ostacolo alla pace nella regione. Eliminare le gravi conseguenze del conflitto e l’impegno della comunità internazionale è un diritto incondizionato dell’Azerbaigian ai sensi della Carta delle Nazioni Unite».

Dariush Rahiminia

(Sapienza Università di Roma)

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